LA STORIA DEI FARI

di Annamaria "Lilla" Mariotti







La storia dei fari ha  da sempre affascinato l’immaginario collettivo, sono antichi come il tempo, nascono in epoche lontanissime, e la loro evoluzione va di pari passo con l’evolversi  della navigazione. All’inizio sono solo dei semplici falò alimentati con fascine di legna che vengono tenuti accesi durante tutta la notte sulle colline prospicienti zone pericolose per la navigazione o ingressi di rade e porti, poi si evolvono attraverso i secoli fino a diventare quelli che oggi conosciamo.
 

 

“Il Faro era allora una torre argentea, nebulosa, con un occhio giallo che si apriva all’improvviso e dolcemente la sera”

così lo vede Virginia Woolf (1882-1941) nel suo romanzo del 1927 “Gita al Faro” (To the lighthouse), ma già Omero (VIII secolo a.C.) nel XIX libro dell’Iliade paragone lo sfavillio dello scudo dell’irato Achille ad uno di quei fuochi  che dalle alture rendono sicura la via ai naviganti.  Sono anche entrati a far parte del mito : antichi autori, da Ovidio a Virgilio ci raccontano la storia di Ero, la sacerdotessa di Afrodite e del suo amante segreto, Leandro, che ogni notte attraversa a nuoto l’Ellesponto per raggiungerla, guidato da una fiaccola che lei regge tra le mani per illuminargli la via.  Ma una notte il vento spegne la fiamma e Leandro, senza più una guida, si perde tra i flutti, mentre Ero, disperata, lo segue.   Ecco l’importanza della luce nella notte, la prima immagine del fuoco che guida nel buio della notte, vitale per chi solca il nero mare, elemento ancora sconosciuto. 

             




Intorno al 1200 a.C. fanno la loro comparsa nel Mediterraneo i Fenici, gli abitanti di una zona costiera oggi divisa tra Libano, la Siria ed Israele, un popolo fino ad allora diviso in tribù, e che raggiunta un’unità nazionale cominciano ad espandersi verso il mare portando avanti un proficuo commercio con tutte le altre popolazioni ed arrivando addirittura ad oltrepassare  le Colonne d’Ercole,  quel limite altre il quale nessuno aveva mai osato avventurarsi, convinti che al di là vortici marini e creature mostruose avrebbero inghiottito navi e uomini.  In realtà nessuno conosce il nome di questo misterioso popolo di navigatori, furono i Greci a chiamarli “öïéíßêÝò” (phoinikes), cioè  “rossi di porpora” dal colore di quelle rosse stoffe, tinte con una strana conchiglia, che commerciavano, insieme ad olio, vino e legno di cedro.  
 
La necessità di aumentare la possibilità di trasportare merci e anche persone comincia a trasformare la navigazione nel Mediterraneo, da diurna e costiera, in notturna, e non bastano le stelle per orientarsi, non sempre sono visibili e le conoscenze scarse, la prime bussole sono strumenti rudimentali, così si accendono i falò e all’ingresso dei primi porti sorgono strane impalcature che sollevano delle coffe o ceste, dentro le quali viene bruciato il combustibile.  Per il momento non esiste ancora il concetto del faro, come struttura fissa, come costruzione architettonica. E’ solo intorno al 300 a.C. che improvvisamente fanno la loro comparsa i due più famosi fari dell’antichità, il Colosso di Rodi ed il faro di Alessandria, i primi ed unici esempi di fari monumentali, considerati due delle meraviglie del mondo.
 

             




Del Colosso di Rodi, sull’omonima isola, non si conosce l’esatta ubicazione, l’iconografia classica lo rappresenta  come una figura antropomorfa, il dio Elios che tiene un braciere in una mano, posta a cavallo dell’estremità di un porto circolare, con le navi che passano tra le sue gambe.  Costruito da Cario di Lindos nel 290 a.C. pare su una struttura metallica ricoperta di bronzo,  era alto circa 32 metri, ma ebbe vita breve, crollò  80 dopo la sua costruzione a causa di un terremoto. Alcune notizie ci vengono fornite da Plinio il Vecchio, che visse molti secoli dopo, ma che può esserne venuto a conoscenza su alcuni  dei molti libri letti nel corso della sua vita. Il faro di Alessandria, costruito sull’isolotto di Pharos, che diede il nome a tutti gli altri monumenti simili nei secoli a venire, fu eretto nel 280 a.C. da Sostrato di Cnido, era una costruzione rivestita in marmo bianco, alta 120 metri e la sua luce poteva essere vista a 30 miglia di distanza.  Questo faro ebbe vita lunga, ma travagliata, tormentato dai terremoti crollò definitivamente nel 1302.
 

Con l’impero romano nascono le prime torri in pietra, con un fuoco acceso sulla sommità, che si espandono non solo nel Mediteranno, ma dovunque arrivasse la conquista Romana.  A La Coruña, in Spagna, si trova un faro le cui fondamenta risalgono al II° secolo d.C., all’epoca dell’imperatore Traiano,   Alla caduta dell’impero seguono e secoli bui del Medioevo,  anche molte luci sul mare si spengono, e in quel periodo, soprattutto nel Nord Europa, sono i campanili dei monasteri a svolgere questa funzione.  Lungo le coste di un’ Italia, divisa tra comuni e signorie, con le quattro grandi Repubbliche Marinare, sorge ancora qualche torre, soprattutto vicino ai porti dove si svolgono i commerci, torri che nei secoli subiranno sostanziali modifiche.   L’epoca del Rinascimento e del Barocco vede sorgere grandi fari monumentali, veri e propri castelli in mezzo al mare, come quello di Le Cordouan,all’estuario della Gironda, in Francia, opera dell’architetto Louis de Foix , iniziato nel 1584 e terminato nel 1611, e quello di Eddystone, in Inghilterra, costruito su uno scoglio all’ingresso del Canale della Manica nel 1696, distrutto nel 1703 e ricostruito più volte.  Fari bellissimi, ma poco adatti a svolgere il compito per cui erano stati costruiti.  Solo a partire dalla fine del 1700 e nel 1800 i fari raggiungono la connotazione da noi oggi conosciuta.  




Forse non molti sanno che anche la Statua della Libertà, donata dai Francesi al Governo Americano nel 1886, dal quello stesso anno e fino al 1902 era a tutti gli effetti il faro di New York, gestita dal Servizio Fari Americano ed è stato il primo a essere elettrificato alla fine del 1800. In seguito la sua luce non era più sufficiente a illuminare l'ingresso del porto ed è rimasta al suo posto come simbolo della città.


 

Anche la storia dell’illuminazione dei fari è lunga e travagliata, i combustibili cambiano nei secoli, dalle fascine di legna, al carbone, alle candele di spermaceti, quella materia grassa che si trova all’interno del cranio dei capodogli e che hanno la particolarità di non fare fumo, all’olio di balena e di oliva, a seconda delle latitudini, per poi, arrivare, dalla metà del 1800, ai derivati dal petrolio ed infine all’elettricità.   Molti sono stati i sistemi usati per ampliare la luce e renderla sempre più visibile, mentre lungo le coste si accendevano le luci delle città, molti i nomi di scienziati che hanno messo a punto lanterne sempre più sofisticate, ma è stato Augustine Fresnel (1788-1827) con l’invenzione della sua lente rivoluzionaria, quella che porta il suo nome e ancora oggi  viene usata in tutti i fari del mondo, a portare la luce dei fari ad una portata fino ad allora inimmaginabile.





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Nella prima si raccontano le storie che circondano i vari fari, leggende, aneddoti, ecc.... La seconda è dedicata alla vera storia di ogni faro, la sua costruzione, la sua posizione, portata luminosa, ecc...
 

A chi volesse saperne di più sulla storia dei fari  suggerisco questa pagina :

I FARI E LA LORO EVOLUZIONE ATTRAVERSO I SECOLI



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"TRISTAN DA CUNHA"
Storia e vicissitudini della più remota comunità umana



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